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martedì 25 gennaio 2011

Qualche articolo a tema: la tentazione del link

Interessante intervento di Armando Massarenti su il Sole 24 ore del 2 gennaio 2011:
Si parla di nativi digitali, multitasking e conseguenti ristrutturazioni cerebrali, con il giusto grado di positività e entusiasmo, togliendo spazio a chi disegna scenari apocalittici di scomparsa di ingredienti costitutivi dell’intelligenza umana, come la capacità di attenzione, a causa della diffusione delle nuove tecnologie. I nuovi modi di fruizione e elaborazione delle informazioni, più veloci, interattivi e sempre meno legati alla materialità del supporto, ci permettono di mantenere la capacità di attenzione focalizzata e di sviluppare al contempo l’abilità di scansionare rapidamente molti dati e di individuare quelli interessanti, con la possibilità di utilizzarli e rimodellarli immediatamente per i nostri scopi. Completa il quadro l’idea che lo sviluppo della predisposizione a cooperare e dell’altruismo propri della natura umana sarebbe incentivato dall’interazione continua con i nostri simili e con nuovi mezzi di espressione favorita dal web.

Sulla stessa lunghezza d’onda (o quasi), un precedente breve articolo di Giorgio Fontana, che incentra il discorso su ciò che maggiormente ci interessa qui, ovvero lettura e concentrazione in rapporto all’utilizzo di internet:

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2010-12-09/concentrazione-lettura-come-cambia-163626.shtml?uuid=AYuO2HqC

lunedì 24 gennaio 2011

Lettura e cervello: una rimediazione per le aree corticali

L’attività della lettura sembra imporre al nostro cervello l’equivalente neuronale di una vera e propria rimediazione: meccanismi cognitivi originariamente adibiti a altre funzioni, per esempio al riconoscimento di oggetti e volti, si riciclano per permetterci di codificare e dotare di significato i simboli grafici che leggiamo e interpretiamo. Questa almeno è la teoria dello psicologo cognitivo Stanislas Dehaene, che alla scoperta delle aree cerebrali coinvolte in attività cognitive come la lettura dedica studi e esperimenti, resi possibili dalle tecniche di brain imaging. Sono famosi i suoi studi sui processi neurali sottostanti al ragionamento matematico (più propriamente, a attività come la rappresentazione e concettualizzazione dei numeri e il contare), raccolti ne Il pallino della matematica.
Per quanto riguarda la lettura, nel libro I neuroni della lettura Dehaene sostiene che, nel decifrare e leggere una singola parola, occhio e cervello ne colgono subito inizio e fine, poi l’attenzione si concentra sulle sillabe centrali, infine tutto viene ricomposto: il processo ha una struttura ad albero che parte dall’intero e si ramifica arrivando a separare le singole lettere.
Nel processo sono chiamate in causa zone specifiche del cervello, in particolare le aree corticali legate alla visione e i nervi motori della fonazione (è come se interiormente pronunciassimo le parole che leggiamo). Sono naturalmente le nuove tecniche di indagine a disposizione, una su tutte la risonanza magnetica funzionale, a permettere di riconoscere sperimentalmente le aree cerebrali coinvolte e derivarne precise conclusioni: si individua così l’attivazione di siti corticali specifici identici negli uomini di diverse lingue e culture, in particolare la visual word form area (VWFA) situata sulla corteccia occipito-temporale, l’intera area del linguaggio parlato nell’emisfero sinistro e la regione dell’elaborazione fonologica del planum temporale.
Lasciando ora da parte la precisa individuazione delle aree cerebrali coinvolte, per la quale vi rimando al recente articolo di Dehaene et al. segnalato in calce, dove tra l’altro si trovano anche interessanti dati sperimentali su fenomeni di expertise legati alla lettura e sulla competizione tra diverse funzioni delle stesse aree corticali innescata dalla necessità di essere utilizzate per compiti differenti, quel che mi affascina maggiormente del complesso processo della lettura è questa ipotesi della sua nascita cerebrale legata al riadattamento di circuiti neurali preesistenti.
Grazie alla plasticità del cervello, imparando a leggere (da bambini o anche da adulti) adattiamo i neuroni per riconoscere volti e forme a riconoscere le forme artificiali delle lettere dell’alfabeto e a cogliere significati astratti in quelle forme. Si tratta insomma della riconversione di funzioni cerebrali preesistenti e molto generali per lo svolgimento di una funzione nuova. Bolter e Grusin direbbero che si tratta di un’autentica rimediazione.

Stanislas Dehaene, Il pallino della matematica, 2001
Stanislas Dehaene, I neuroni della lettura, 2009
Stanislas Dehaene, Felipe Pegado, Lucia W. Braga et al., How Learning to Read Changes the Cortical Networks for Vision and Language, 2010,
www.sciencemag.org