Le pratiche di lettura e di scrittura possono essere considerate risposte a una precisa esigenza cognitiva, culturale e sociale dell’umanità: il bisogno di registrare e catalogare i fatti e le identità, per evitare l’oblio. Secondo Maurizio Ferraris l’esplosione della scrittura e della registrazione, resa possibile nel mondo contemporaneo dai nuovi supporti tecnologici, testimonia proprio questa nostra esigenza di documentazione e registrazione, che rappresenta il mal d’archivio della nostra epoca.
In Documentalità. Perchè è necessario lasciar tracce, Ferraris sostiene infatti che gli innumerevoli oggetti sociali che costituiscono il nostro contesto quotidiano sono sempre il risultato di atti sociali di iscrizione (su carta, su file informatici o anche soltanto nelle menti delle persone). Mentre secondo John Searle la realtà sociale è creata dall’intenzionalità collettiva attraverso l’immaginazione e la rappresentazione di oggetti sociali, Ferraris sostiene invece che gli oggetti sociali nascono soltanto con la loro iscrizione, ovvero con la creazione da parte delle persone di documenti che ne creano l’identità e ne certificano l’esistenza, permettendone il riconoscimento. Il denaro è un documento, come il matrimonio, come la mia identità – che infatti certifico scrivendo il mio nome su supporti, firmandoli, documentando così il mio passaggio.
Al di fuori delle dimensioni testuali, prodotte attraverso la documentazione scritta di atti, non esiste in fondo alcuna realtà sociale. Inconsapevolmente consci di tutto questo, sentiamo il bisogno di registrare ogni avvenimento per garantirne la sopravvivenza.
In Documentalità. Perchè è necessario lasciar tracce, Ferraris sostiene infatti che gli innumerevoli oggetti sociali che costituiscono il nostro contesto quotidiano sono sempre il risultato di atti sociali di iscrizione (su carta, su file informatici o anche soltanto nelle menti delle persone). Mentre secondo John Searle la realtà sociale è creata dall’intenzionalità collettiva attraverso l’immaginazione e la rappresentazione di oggetti sociali, Ferraris sostiene invece che gli oggetti sociali nascono soltanto con la loro iscrizione, ovvero con la creazione da parte delle persone di documenti che ne creano l’identità e ne certificano l’esistenza, permettendone il riconoscimento. Il denaro è un documento, come il matrimonio, come la mia identità – che infatti certifico scrivendo il mio nome su supporti, firmandoli, documentando così il mio passaggio.
Al di fuori delle dimensioni testuali, prodotte attraverso la documentazione scritta di atti, non esiste in fondo alcuna realtà sociale. Inconsapevolmente consci di tutto questo, sentiamo il bisogno di registrare ogni avvenimento per garantirne la sopravvivenza.A sostegno della tesi della documentalità, si può osservare come lo sviluppo recente degli strumenti tecnologici ci permette di scrivere, registrare e classificare informazioni e contenuti di ogni tipo, creando archivi sempre più imponenti che ci mettano al sicuro dall’ansia dell’oblio. L’informatizzazione delle miriadi di dati in nostro possesso innegabilmente insegue un sogno del genere, quello di poter disporre dell’intera realtà e di tutte le nostre conoscenze nell’ordine da noi deciso all’interno di un unico supporto. Allo stato attuale, secondo Ferraris, perseguiamo soprattutto la produzione di dispositivi tecnologici che possano funzionare come estensioni della nostra memoria, che è il vero ingrediente costitutivo di una realtà sociale iscritta. La società in cui viviamo, spesso definita società della comunicazione, è in realtà principalmente una società della registrazione.
Non è questa la sede per una discussione approfondita dell’interessante analisi metafisica, ontologica e sociologica condotta da Ferraris a sostegno della sua tesi. Quello che qui ci interessa è il fatto che, se accettiamo di caratterizzare in questo senso documentale la nostra società, vediamo come la lettura andrebbe a rappresentare il fondamentale strumento a disposizione del soggetto per orientarsi nel mondo sociale (che per altro andrebbe sempre più a coincidere con il mondo tecnologico), per decifrarne gli oggetti e per crearne di nuovi.
Non è questa la sede per una discussione approfondita dell’interessante analisi metafisica, ontologica e sociologica condotta da Ferraris a sostegno della sua tesi. Quello che qui ci interessa è il fatto che, se accettiamo di caratterizzare in questo senso documentale la nostra società, vediamo come la lettura andrebbe a rappresentare il fondamentale strumento a disposizione del soggetto per orientarsi nel mondo sociale (che per altro andrebbe sempre più a coincidere con il mondo tecnologico), per decifrarne gli oggetti e per crearne di nuovi.
Maurizio Ferraris, Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce, Laterza 2009
John Searle, The Construction of Social Reality, Free Press, 1995
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